Chiesa di Sant’Alessandro (Angera)

Diocesi di Milano - chiesa sussidiaria - Lombardia

Angera - Via Parrocchiale, 11 - VA - 21021

0331/930243

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VI – L’origine della chiesa, pur in assenza di documenti diretti d’appoggio e di scavi archeologici mirati, è strettamente legata alla formazione della pieve di Angera che buona parte delle fonti più recenti colloca al VI sec. La dedicazione ai santi martiri anauniesi, Sisinio, Martirio e Alessandro, dell’antica pieve angerese e, quindi, della chiesa che ne costituì per secoli il fulcro, ha indotto alcuni studiosi, anzi, a collegarla a uno stanziamento arimannico, forse nell’ambito di uno scomparso fortilizio che sopravvisse sino al XV sec. in quella parte dell’abitato (Tamborini). Per altri, l’area cristianizzata, certamente collocata al margine nord-orientale della città romana, sarebbe sorta sui resti di una villa antica o tardo-antica (Ardenna, cit. in Besozzi).
XI – La più antica attestazione dell’organizzazione plebana di Angera risale, tuttavia, al “Liber notitiae sanctorum Mediolani”, primo elenco di luoghi sacri diocesani redatto agli esordi del XIV sec. Nel repertorio compare, per la prima volta, l’intitolazione ai santi martiri della “ecclesia maior” e si delinea l’estensione territoriale della circoscrizione ecclesiastica, in quel tempo sviluppata su ambedue le rive del Lago Maggiore, comprendendo località oggi piemontesi e terre oggi lombarde. A testimonianza delle fasi edilizie medievali rimane il possente campanile: sfuggito ad accurati repertori d’arte romanica varesina, è stato recentemente collocato alla seconda metà del XI sec. e accostato, per la progressiva concentrazione in altezza delle specchiature, alla torre campanaria di Arcisate (Schiavi 2011).
1580 – Il destino degli edifici sacri racchiusi nel centro plebano di Angera è noto solo a grandi linee. L’”ecclesia maior”, dedicata ai santi martiri, finì per cedere titolarità e funzioni alla chiesa minore. Questa, d’incerta origine coeva, ma sicuramente presente in età medievale, ebbe ricostruito il presbiterio nel 1488-98 in vista del trasferimento della pieve, del collegio dei canonici (6 membri nel 1398) e, quindi, della sede parrocchiale. La chiesa principale, di contro, finì rapidamente in rovina. Tale era lo stato in cui la trovò Carlo Borromeo nel 1567. Il presule ne ordinò la demolizione in vista di una ricostruzione integrale a uso di oratorio per la confraternita del SS. Sacramento, costituita tra il 1567 e il 1579. Nel 1580 il cardinale diede l’assenso per la riedificazione; nel 1585 la chiesa era pronta. La data si ricava dall’iscrizione sul bel portale tardo-rinascimentale, arricchito di un ostensorio scolpito ad altorilievo sul portale.
XVII – L’interno dell’oratorio fu arricchito nel corso dei decenni successivi alla ricostruzione. Nel 1619 Federico Borromeo avrebbe trovato l’ambiente interno in disordine tanto da impedire le celebrazioni. Per adempiere alle raccomandazioni del cardinale, però, si attese almeno sino al 1636. Solo dopo quella data, secondo Luciano Besozzi, sarebbe stato ricostruito l’altare con ancona, fine opera d’intaglio ligneo dipinto e dorato che ospita una tavola dipinta da Giovanni Francesco Lampugnani con i santi martiri titolari della pieve. L’ipotesi di Besozzi trova concorde Maria C. Terzaghi che data il dipinto e l’altare, coevo, al quarto decennio del XVII sec. In quei decenni, o poco dopo, si completò la ricca decorazione di stucco, sulle volte e sulle pareti interne. Nel 1641 il card. Monti, in visita alla chiesa, la trovò ornata di un portichetto oggi scomparso. Nel 1748, il card. Giuseppe Pozzobonelli poté ammirare la volta completa e “risplendente” di ornati e di dipinti.
1994 – Nel 1994 fu completato un restauro generale dell’interno della chiesa che interressò tutte le superfici (intonaci, stucchi, dipinti) e l’altare maggiore.

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