Chiesa dei Santi Nazaro e Celso (Turro, Monvalle)

Diocesi di Milano - chiesa sussidiaria - Lombardia

Monvalle - Via Tripoli - VA - 21020

0332/799502

Le informazioni riportate, in tutto o in parte, sono riprese da BeWeb, la banca dati dell’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della CEI , implementata dalle diocesi e dagli istituti culturali che hanno concluso il rilevamento e la descrizione del patrimonio sul proprio territorio. Quanto pubblicato è da intendersi work in progress e pertanto non esente da eventuali suggerimenti per essere migliorato e reso più efficace.

XIII – La chiesetta di Turro è documentata con continuità nei secoli, a partire dalla prima attestazione contenuta nell’elenco dei luoghi di culto della diocesi di Milano noto come Liber Notitiae Sanctorum Mediolani e redatto agli esordi del XIV sec.: “in plebe Bribia. loco turri. ecclesia sancti nazarii”.
1886 – L’edificio fu interessato da qualche intervento durante l’ultimo quarto del XIX sec., ma le fonti non ne specificano l’entità. Gli atti radunati in occasione della visita del card. Ferrari, nel 1896, infatti, ricordano di una “ricostruzione” attorno al 1886; di contro, l’archivio parrocchiale rimanda a opere di ingrandimento eseguite nel 1892. In ogni caso, i lavori non furono eseguiti e, atti della visita cardinalizia alla mano, la chiesa nel 1896 non risultava consacrata.
1932 – Più “radicali lavori” furono intrapresi tra 1932 e 1933: nuovi altare di marmo, balaustra e pavimenti. Fu questa l’occasione in cui fu “demolita l’abside antica”, perché giudicata troppo “bassa”. Che si trattasse della terminazione medievale sopravvissuta nel cuore del XX sec. pare confermato dalla cronaca apparsa su “L’Italia” nel 1939: l’anonimo redattore giudicò i lavori “uno scempio!” per la perdita delle pitture che ornavano il catino, raffiguranti il “Divin Salvatore e i due titolari del Tempio”. Puntuale anche la nota di R.L. Brunella, ispettore onorario per la soprintendenza, che nel 1960 ancora lamentava che la “chiesetta” era stata deturpata “una cinquantina di anni fa […] nel suo primitivo stile lombardo”. L’autore collegava poi un bassorilievo trovato “sopra la porta” di una casa colonica e raffigurante una “nobile signora […] in costume del Cinquecento” a un disperso sepolcreto un tempo forse conservato nel culto, flebile indizio di un possibile, antico iuspatronato.
1985 – Ultime opere in ordine di tempo furono quelle che, tra 1985 e 1986, portarono alla “rimozione della volta” (probabilmente il soffitto interno dell’aula dei fedeli, oggi retto da capriate a vista) e alla posa di un “nuovo tetto”. Forse nella medesima occasione si diede mano alla riforma dell’area presbiteriale, con eliminazione dei cancelli e dell’altare in marmo collocati nel 1932-33, posa di nuova mensa e di nuovo leggio, e al rifacimento di tutto il pavimento interno.

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