Chiesa di Santo Stefano Protomartire (Mariano Comense)

Diocesi di Milano - chiesa parrocchiale - Lombardia

Mariano Comense - Via S.Stefano 46 - CO - 22066

031/745428 - segreteria della comunità pastorale "San Francesco d'Assisi"

http://comunitapastoralemariano.it/

Le informazioni riportate, in tutto o in parte, sono riprese da BeWeb, la banca dati dell’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della CEI , implementata dalle diocesi e dagli istituti culturali che hanno concluso il rilevamento e la descrizione del patrimonio sul proprio territorio. Quanto pubblicato è da intendersi work in progress e pertanto non esente da eventuali suggerimenti per essere migliorato e reso più efficace.

I resti della chiesa romanica
I lavori posti in essere negli anni ‘80 del novecento hanno posto in rilievo schematicamente la pianta delle costruzioni precedenti, fino a risalire alla stessa epoca cui appartiene l’attuale Battistero. È emersa la parte inferiore del perimetro orientale, con tre absidi in muratura, corrispondenti alle tre navate in cui era divisa la basilica. Verso la fine del secolo XI quindi l’intero complesso della chiesa plebana era stato ricostruito, probabilmente in seguito al grande rinnovamento della Chiesa ed anche come segno del nuovo sviluppo economico e politico della comunità.
Le successive modifiche
Lo scavo ha mostrato i resti di una successiva modifica, avvenuta prima della metà del Cinquecento. La Chiesa ha assunto un impianto quasi rettangolare a tre navate, come si osserva in un disegno del 1570. Il presbiterio, con l’altare maggiore ed il coro orientati verso ovest, era di forma rettangolare sopraelevato di tre gradini. Sotto il pavimento erano posti, secondo l’uso, vari sepolcri, collocati vicino ai vani delle cappelle, appartenenti a famiglie signorili, come dimostrano delle lapidi iscritte negli anni 1616 e 1617. Le tombe sono del tipo a camera, in mattoni e con volta a botte.
All’epoca di San Carlo appartengono l’inversione dell’orientamento e l’avvio dell’ampliamento dell’edificio. La Chiesa prima si affacciava a ovest verso uno spazio a prato e coltivo, nei pressi della vecchia Roggia; il nuovo accesso alla chiesa rivolto verso est corrispondeva meglio all’assetto urbanistico del paese in espansione e incontrava il desiderio borromaico di una maggior funzionalità delle chiese. Anche il battistero venne presto provvisto di una porta con atrio ad oriente come la chiesa plebana. L’altra modifica riguarda l’ampliamento dell’edificio, pressoché tutto ricostruito, secondo un piano il cui disegno ebbe l’approvazione dello stesso San Carlo nel 1583 per arrivare ad un decoro proprio di una chiesa capo-pieve.
Il laborioso intervento ebbe inizio a partire dalla zona del presbiterio, fra il 1589 e 1606, anche se la sistemazione decorativa dovette procedere per diversi anni.
La nuova chiesa verrà consacrata il 25 luglio 1645 dal Vescovo di Bobbio Francesco Maria Abbiati per mandato del Cardinale Cesare Monti Arcivescovo di Milano.
Il complesso della chiesa plebana era circondato su tre lati da una muratura ed era adibito in buona parte a cimitero. In essa si trovavano l’antico Battistero sul lato meridionale ed il campanile, una torre quadrata isolata, sul lato settentrionale.
Nella sua visita pastorale nel 1606 il Cardinale Federico Borromeo dà una precisa descrizione dello stato dell’edificio, annotando la mancanza di decorazioni pittoriche, della sagrestia e dei portali laterali della facciata. Anche il Cardinale Archinto segnala nel 1704 il cattivo stato della chiesa. Nel 1762 l’Arcivescovo Pozzobonelli durante la visita pastorale descrive con precisione ogni parte e le dimensioni dell’edificio.
Le cappelle laterali sono diventate sei e, forse per il ruolo cimiteriale della chiesa, i sepolcri per le famiglie nobili, per gli scolari delle confraternite e per i canonici sono aumentati fino al numero di sedici.
La pianta dell’edificio è ancora rettangolare a tre navate, scandita da dieci colonne.
Un ultimo intervento importante avverrà intorno alla metà dell’ottocento con l’aggiunta del transetto, facendo assumere alla Chiesa l’attuale pianta a croce latina.
La facciata di ordine ionico e corinzio decorata con statue verrà ricostruita nel 1910 in seguito al crollo della precedente.

A partire dal 1953 vennero eseguiti lavori di restauro dell’edificio con la revisione del tetto, il restauro degli esterni e delle pareti interne. Nel 1967 vennero eseguiti gli interventi di adeguamento liturgico del presbiterio con la rimozione delle balaustre e la formazione della mensa in marmo posizionata centralmente allo spazio, che venne consacrata nel 1989.

1. Accessibilità

Tutti gli ambienti sono accessibili anche a persone con disabilità

2. Come arrivare

  1. Come arrivare:
  • Indicazioni In auto: Da Milano uscita SS 36 Verano Brianza direzione Cantù; oppure uscita della SP 32 tra Novedrate e Arosio
  • In treno: TRENORD linea Canzo Asso. La stazione si trova a circa 500 metri.

3. Parcheggi

Grande parcheggio in via Porta Spinola; gratuito ma con disco orario, dista 100 metri dalla Chiesa. L’accesso al sagrato non è consentito in auto (ZTL)

4. Punti di ristoro

La chiesa è situata nel centro storico, Sono facilmente raggiungibili alcuni punti di ristoro percorrendo il corso pedonale accanto al campanile.

5. Orari di apertura

La chiesa è aperta tutti i giorni. Le visite sono sospese durante gli orari delle funzioni liturgiche

6. Crediti

  • Gabriele Trezzi
  • Fotografie di Davide Cerati per il volume Laudate Dominum  edito dalla parrocchia
  • Vecchia Mariano di Gianfranco Lucca, Dino Mauri, Egidio Novati e Giuseppe Secchi
  • Morano Simone

 

Cosa vedere

Scopri le opere presenti presso Chiesa di Santo Stefano Protomartire (Mariano Comense)

I dipinti di Luigi Sabatelli

I dipinti di Luigi Sabatelli

Verso la metà del 1800 tutta la chiesa e specialmente la navata centrale furono sottoposte a restauri sostenuti dal prevosto Carlo Romano, divenuto successivamente vescovo di Como. La volta centrale fu interamente abbattuta e ricostruita e nel 1857 si diede avvio alla sua decorazione. Luigi Sabatelli, figlio dell’omonimo pittore fiorentino, esponente del primo romanticismo lombardo, dipinse gli angeli degli archivolti e le medaglie della Gloria, del Martirio e della Predica­zione di Santo Stefano, quest’ultima insieme al pittore Martinoli nel 1860; allo stesso gusto appar­tengono gli altri putti dei sottarchi delle navate laterali. Probabilmente i pittori si ispirarono alle figurazioni angeliche che già illustravano la volta preesistente.

Le navate laterali

Le navate laterali

Restauri eseguiti in tempi più recenti hanno interessato le superfici lavorate a stucco nelle navate laterali, e cioè le volte delle campate antistanti i quattro altari laterali. Di tre composizioni del Seicento, quella davanti alla cappella del Crocefisso ha mostrato che le specchiature contornate da angeli e elementi vegetali erano un tempo dipinte: là dove l’intonaco non era stato rifatto ma solo ricoperto di ridipinture, sono apparse delle scene dipinte a tempera, rapportabili al tema della Carità o del Suffragio dei defunti, cui era dedicata fino a metà Ottocento l’adiacente cappella. Episodio singolare, ma indice delle molte modificazioni interne, è risultato la decorazione a sottili nervature della campata antistante l’altare della Pentecoste: un aggiorna­mento settecentesco in gusto barocchet­to o “rocaille ”.

Gli affreschi del presbiterio

Gli affreschi del presbiterio

Sulle pareti del presbiterio ci sono gli affreschi di quattro sante: a destra: S. Lucia di Siracusa, martire del IV secolo; S.Apollonia di Alessandria d’Egitto, vergine e martire del III secolo; a sinistra: S. Cecilia di Roma, martire del III secolo, S. Agata di Catania, vergine e martire del III secolo. Al centro del catino dell’abside è rappresentato il re Davide che suona e danza portando l’Arca dell’Alleanza nella città di Gerusalem­me. Sulla destra del catino dell’abside è rappresentata la scena di Mosè che spezza le Tavole dell’Alleanza. Sulla sinistra del catino absida­le è rappresentata la scena della raccolta della manna durante la marcia di Israele attraverso il deserto. Gli affreschi sul soffitto del presbiterio rappresentano in successione: L’ultima cena, Emmaus, la Gloria della Chiesa. Nell’affresco della Gloria della Chiesa vediamo la SS.Trinità rappre­sentata dal Padre, con il nimbo triangolare, il Figlio che tiene la croce e lo Spirito Santo in forma di colomba. Alla sinistra del Padre vediamo Giovanni Battista, il precursore, che sul suo bastone ha un cartiglio con la scritta: Ecce agnus Dei, S. Chiara, S. Carlo Borromeo. Alla destra di Gesù vediamo Maria, sua madre; S. Pietro, santi ed angeli festanti. Sugli affreschi ovoidali ai lati dell’Ultima cena vediamo: a destra Davide che uccide il filisteo Golia; a sinistra la fuga del profeta Elia nel deserto confortato dall’angelo che gli porge una focaccia. Sugli affreschi ovoidali ai lati di Emmaus notiamo: a destra il serpente elevato sul palo, simbolo di salvezza nel primo testamento, a sinistra la Croce che ha, ai piedi, uva e spighe, simboli di salvezza nel Nuovo Testamento.

Le tele della chiesa

Le tele della chiesa

IMMACOLATA CONCEZIONE: L’opera presenta al centro la figura della Vergine avvolta da un manto azzurro. La Santa Trinità veglia dall’alto su di lei mentre calpesta la testa di un drago. Sulla sinistra si osserva la figura di san Francesco, che le offre un giglio avvolto dai rovi. La tela è databile intorno agli inizi del XVII secolo. MADONNA CON BAMBINO: Maria con in braccio il piccolo Gesù è seduta su una nuvola, circondata da teste alate di putti e coppie di angeli. Nella parte inferiori emerge con evidenza nel paesaggio naturale un tronco. L’opera è databile intorno alla metà del Seicento. SAN GIOVANNI BATTISTA: La tela presenta al centro la figura di San Giovanni Battista avvolta in un manto rosso su uno sfondo paesaggistico. Il santo con la mano destra indica l’agnello posto ai suoi piedi. La raffigurazione è circondata sui tre lati da ovali contenenti episodi della vita del Santo. L’opera può essere datata intorno alla fine del Cinquecento. I MISTERI DEL ROSARIO: Le immagini dei Misteri del Rosario sono attribuibili ai fratelli Giovanni Battista e Giovanni Mauro Della Rovere, detti Fiammenghini, attivi anche nella vicina Cantù. Le scene, solo 14 essendo perduta l’Assunzione di Maria, erano in antico poste a incorni­ciare un affresco, e poi una tela della Madonna, sostituita infine da una statua nel nuovo altare neoclassico di Elia Buzzi del 1828. LA PALA DELLA PENTECOSTE: il dipinto, conservato nella cappella intitolata a Maria e ai dodici apostoli, è ricordato dal Cardinale Pozzobonelli. E’ riferibile al secondo-terzo decennio del Seicento con uno stile vicino a quello di Procaccini. CICLO DEI MIRACOLI EUCARISTICI: sono cinque le opere commissionate dalla Confraternita del Santissimo Sacramento: San Carlo porta il viatico agli appestati, La comunione di sant’Ambrogio, Gesù indica il Santissimo Sacramento a Santa Caterina, Un Miracolo Eucaristico, Un devoto dell’Eucaristia cui si spezzano le catene. Tutte le tele sono riconducibili alla fine del Seicento e inizi del Settecento. L’ANNUNCIAZIONE: come nell’iconografia tradizionale, anche in quest’opera troviamo Maria, l’Arcangelo e lo Spirito Santo. L’episodio è rappresentato da una scena con nuvole e colori molto caldi e avvolgenti. La datazione è collocabile alla fine del Seicento.

Organo - Giuseppe Bernasconi 1859

Organo - Giuseppe Bernasconi 1859

A metà dell’800 i mutati gusti musicali ed il desiderio di un rinnovamento hanno suggerito la scelta di un nuovo e più moderno organo dotato di due tastiere e più ampie possibilità espressive rispetto a quello precedente del Prestinari. I lavori vengono affidati a Giuseppe Bernasconi di
Biumo Inferiore (Varese). Il progetto, presentato dallo stesso in data  13/08/1858, parla di un nuovo “grandioso organo in ordine di 16 piedi”. Il nuovo strumento ha due tastiere di 61 tasti, di cui una però limitata nell’estensione a 56 note effettive. Una tastiera comanda le canne del Grande Organo, mentre l’altra  consente di suonare le canne dell’Organo Secondo “ad uso fisarmonica”, termine con cui veniva probabilmente indicato il  crescendo e diminuendo prodotti per mezzo della cassa espressiva. Per la prima volta veniva realizzato uno strumento a due manuali che permetteva di avere un suono più espressivo, effetto certamente accresciuto dalla presenza di registri imitanti i violini e di registri solisti ad ancia nel Secondo Organo.
La pedaliera mantiene invece la limitata estensione caratteristica della maggior parte degli strumenti italiani coevi. Lo strumento viene completato nel 1859. Non è azzardato pensare che l’organo della chiesa marianese sia uno dei più belli installati dal Bernasconi fino a quel momento.
L’enfasi data fin dall’inizio del progetto (“nuovo grandioso organo”) lascia intuire la grande aspettativa che circondava la nuova opera. È del 1893 il congresso di musica sacra e canto liturgico, tenutosi a Mariano Comense e sostenuto  attivamente dall’intraprendente don Paolo
Borroni, futuro Prevosto. Durante il congresso anche l’allora ventenne Lorenzo Perosi, musicista e sacerdote, esegue un concerto sull’organo della prepositurale. Dopo anni di incuria e vari
interventi sullo strumento, l’organo nel corso del primo decennio degli anni 2000 viene sottoposto ad un importante restauro e recuperato alla sue funzioni liturgiche.

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