Chiesa di Santo Stefano (Domo, Porto Valtravaglia)

Diocesi di Milano - chiesa sussidiaria - Lombardia

Porto Valtravaglia - Via 4 Novembre - VA - 21010

0332/547089

Le informazioni riportate, in tutto o in parte, sono riprese da BeWeb, la banca dati dell’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della CEI , implementata dalle diocesi e dagli istituti culturali che hanno concluso il rilevamento e la descrizione del patrimonio sul proprio territorio. Quanto pubblicato è da intendersi work in progress e pertanto non esente da eventuali suggerimenti per essere migliorato e reso più efficace.

X – La possibilità di retrocedere almeno al X sec. la fondazione della chiesa di S. Stefano è permessa dalla sopravvivenza, nel centro plebano di Domo, entro il quale sorge la chiesa stessa, di un edificio autonomo ad uso di fonte battesimale, conservatosi ancora leggibile nelle caratteristiche riferibili ad età protoromanica. Col battistero e la chiesa plebana di S. Maria Assunta (oggi parrocchiale), S. Stefano componeva un complesso che replicava, in modi semplici, gli schemi adottati nei centri maggiori e che prevedevano, accanto al battistero, una chiesa grande in funzione di chiesa estiva e una chiesa più piccola, per le funzioni invernali, quale, per l’appunto, sarebbe stata S. Stefano.
XIV – I caratteri attuali dell’edificio e la mancanza di studi approfonditi non aiutano a determinare se, nelle forme attuali, la chiesa sia frutto di una fase costruttiva di rilevante antichità o, invece, di una risalente alla fine del XIV sec. o all’inizio del secolo successivo. La presenza di un solido abside quadrangolare, innestato su un’aula fedeli rettangolare, infatti, è elemento che induce tanto a pensare ad una ricostruzione tre o quattrocentesca, tanto a moduli diffusi tra alto e basso medioevo. Sembra deporre a favore di una datazione più recente la bella porta d’ingresso, coronata da un attico classico, che parrebbe lavoro quattrocentesco eseguito in contemporanea con importanti lavori interni (inserimento di volte a crociera sul presbiterio) e di rilevanti cicli affrescati .
XVI – Il presbiterio, oggi l’unico settore della chiesa ancora dedicato a funzioni sacre, presenta una ricca decorazione affrescata eseguita nei primi decenni del XVI sec. e, oggi, per buona parte, attribuita all’intervento della bottega di frescanti locali diretta da Guglielmo Jotti da Montegrino.
1849 – A partire dalla metà del XVII sec., l’oratorio venne adibito ad uso di cappella per le sepolture, in appendice al cimitero che si estendeva tra il medesimo, la plebana di S. Maria Assunta e il battistero. Ciò determinò la progressiva decadenza, sino a che, nel 1849, fu soppresso e la metà corrispondente all’aula fedeli trasformata in casa coadiutorale. In tal modo, furono occultati e danneggiati alcuni cicli di affreschi presenti sulle pareti laterali dell’aula fedeli e sopra l’arco trionfale.
1894 – I lavori per l’adattamento a casa coadiutorale risparmiarono la cappella maggiore che, nel 1894, fu riaperta al culto sotto il titolo di S. Luigi. Purtroppo, fu questa l’occasione per maldestri adattamenti, tra cui lo scialbo di tutte le pareti del presbiterio sulle quali si erano sino ad allora conservati estese porzioni dei cicli affrescati cinquecenteschi.