Chiesa di Sant’Antonio (Besozzo)

Diocesi di Milano - chiesa sussidiaria - Lombardia

Besozzo - Via S. Antonio - VA - 21023

0332/770147

Le informazioni riportate, in tutto o in parte, sono riprese da BeWeb, la banca dati dell’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della CEI , implementata dalle diocesi e dagli istituti culturali che hanno concluso il rilevamento e la descrizione del patrimonio sul proprio territorio. Quanto pubblicato è da intendersi work in progress e pertanto non esente da eventuali suggerimenti per essere migliorato e reso più efficace.

1419 – Le origini della chiesa sono collegate al testamento di Antonio Besozzi, fu Maffiolo, che nel 1419 (11 dicembre) devolveva una parte dei propri beni immobili alla costruzione di una cappella “in domo habitationis sue”, dedicandola a sant’Ambrogio e sant’Antonio. Come da indicazioni, il luogo di culto poté beneficiare sin dagli esordi di un officiante la cui nomina doveva mantenersi salda nelle mani degli eredi del donatore e della fam. Luini (del ramo della moglie) e per la cui residenza era stata costruita una apposita dimora documentata nel XVI sec.
XVI – La vita della chiesetta fu riorganizzata da Carlo Borromeo negli ultimi decenni del XVI sec. Il presule, infatti, dapprima riunì le cappellanie di S. Antonio e S. Ambrogio (titolo nel frattempo assunto dall’Ospedale di Sant’Ambrogio, fondato per altro legato Besozzi nella prima metà del Cinquecento), quindi istituì un beneficio teologale di giuspatronato della famiglia Besozzi e destinato anche alla creazione di una scuola per ragazzi che rimase attiva sino al XIX sec., ossia quanto venne soppressa la cappellania. Ne seguirono modeste riforme edilizie. Nel 1581 fu ordinato di costruire la sacrestia; nel 1574, lo stesso cardinale aveva disposto di chiudere con un cancello l’area presbiteriale e di costruire un soffitto per l’aula fedeli. Per far fronte alle spese, il “priore principe Castelbesozzi” aveva chiesto di svincolare i denari necessari.
1795 – L’aula dei fedeli è frutto di una ricostruzione successiva che, pur risparmiando l’abside originario, portò all’innesto di un ampio vano aperto sulla via pubblica da un semplice portale architravato affiancato da due finestre laterali rettangolari. L’opera va riferita al 1795, come informa una lunga lapide interna nel presbiterio che rende omaggio ai lavori intrapresi da Taddeo Besozzi e ne fornisce dettagliata descrizione: riforma del pavimento dell’abside; nuovo altare (ancora esistente); nuove porte d’ingresso e finestre. Nell’elenco non è compreso il campanile, certamente frutto di una costruzione (o ricostruzione) coeva nelle forme che ancora oggi si ammirano.

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