Chiesa di San Carlo e Annunciazione (Garabiolo, Maccagno con Pino e Veddasca)

Diocesi di Milano - chiesa parrocchiale - Lombardia

Maccagno con Pino e Veddasca - P.zza S.Carlo - VA - 21061

0332/509184

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XV – “La chiesa dell’Annunciata in Garabiolo è antica”. Nonostante la perentoria affermazione di un cultore di storia locale del XIX sec., Andrea Binda, parroco a Castello Valtravaglia, non sono noti altri documenti che attestino un’origine medievale del luogo di culto nel centro del paese. Unico, flebile indizio proviene dalla visita sul posto del card. Federico Borromeo, che nel 1596 poté ancora contemplare un’abside interamente rivestita di pitture; non è chiaro, però, se questo elemento, perduto durante rimaneggiamenti del XVII sec., fosse avanzo di fabbrica di rilevante antichità o lavoro da riferire, come più probabile, alla transizione tra XV e XVI sec. Va detto, infatti, che per gli abitanti di Garabiolo la primitiva parrocchiale era posta nella chiesa di S. Martino nella vicina Campagnano, di certa fondazione almeno duecentesca.
XVII – La chiesa di Garabiolo è poco indagata. Prima del 1683 doveva essere già nelle forme attuali, come dimostrano sia la stringata nota della visita del card. Visconti (l’interno era coperto con volte), sia, con evidenza ancora maggiore, i caratteri dell’attuale fabbricato: l’abside poligonale; le volte ‘unghiate’ sopra l’aula fedeli; la facciata, ornata al centro di un portale in pietra in modi sicuramente tardo-seicenteschi e arricchita da doppio ordine di nicchie con decorazione ‘a conchiglia’, secondo modelli di derivazione rinascimentale. Forse è coeva anche la ‘serliana’, al centro del medesimo prospetto (altro retaggio rinascimentale ampiamente in uso nell’area per tutto il XVII sec.), rifatta nei supporti in cemento in anni recenti.
XVIII – Durante la visita del card. Giuseppe Pozzobonelli fu notato che, nell’aula della chiesa, pendevano le corde per azionare la campante. Questa era posta sulla facciata, sorretta da un semplice campanile ‘a vela’ (“campanula [sostenuta] duabus piliis lateritiis supra tectus ecclesiae”. Dopo quella data, dunque, va collocata la costruzione dell’attuale torre campanaria, svettante ancora sopra la facciata, ma con singolare sviluppo su una pianta triangolare: due soli lati delle murature d’ambito appoggiano sul prospetto e sulla fiancata a valle; il terzo muro del campanile è a sbalzo sulle volte interne.
1909 – Nel 1909 il parroco di Campagnano (allora centro parrocchiale per Garabiolo) commissionò un’intensa campagna di decorazione interna. Alle parti ornamentali (cornici, lesene, ecc.) collaborarono i non meglio noti pittori Poncini, di Ascona, e Della Valle, dalla vicina Cadero. Le scene figurative furono affidate a Italo Cenni (Milano, 1874 – Colmegna, 1956), figlio del più famoso Quinto (illustratore militare e di riviste), allora villeggiante nei luoghi. Questi affrescò: la “potenza di Maria alle nozze di Cana, “Ester ottiene dal re pienezza di grazia” (Zanelli), un San Pietro e un San Giacomo. Non furono apprezzati dal card. Ildefonso Schuster, in visita nel 1942: la chiesa “recentemente è stata decorata di affreschi, ma l’artista non ha voluto certamente fare opera d’arte”.
1966 – Durante venti anni, il parroco, don Angelo Bonalumi, eseguì numerosi, ma non documentati lavori. Dai foglietti parrocchiali si apprende solo che furono rifatti il tetto, le facciate del campanile e del prospetto, il castello delle campane e l’area presbiteriale. I lavori finirono definitivamente nel 1994, quando don Angelo annunciava, sul bollettino parrocchiale, gli ultimi ritocchi interni. Nel frattempo, dal 1986, per decreto del card. Carlo Maria Martini, la sede parrocchiale veniva trasferita da Campagnano a Garabiolo, riunendo, nel nuovo titolo, le principali realtà protagoniste di una lunga storia: S. Martino (Campagnano) e S. Silvestro (Cadero, paese a monte di Garabiolo).
2017 – Entro la primavera del 2017 sono stati ultimati lavori di restauro conservativo della facciata. Il cantiere è stato diretto dall’arch. Carolina Sangermani; i lavori sono stati eseguiti dalla ditta di Conservazione e restauro di beni artistici di Marialuisa Lucini.

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