Basilica di Sant’Eustorgio (Milano)

Diocesi di Milano - basilica parrocchiale - Lombardia

Milano - Piazza S.Eustorgio 1 - MI - 20100

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MUSEO DIOCESANO CARLO MARIA MARTINI

MUSEO DIOCESANO CARLO MARIA MARTINI

Inaugurato nel 2001 dal cardinale Carlo Maria Martini, a cui è stato poi intitolato nel 2017, il Museo è il punto di arrivo di un importante progetto a cui hanno dato il loro decisivo contributo alcune delle più grande figure di arcivescovi milanesi del Novecento. Le sue origini risalgono infatti ad una prima intuizione del Beato Ildefonso Schuster del 1931, poi ripresa dal Cardinal Montini nel 1960 che indica come sede del nuovo Museo i chiostri di Sant’Eustorgio, uno dei luoghi cardine per la storia del cristianesimo ambrosianoSarà infine del Cardinal Martini, negli anni Ottanta, il difficile compito di dare inizio ai lavori di ricostruzione dei chiostri, gravemente danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, affidati allo studio Belgiojoso. A partire dal 1994 la Fondazione Sant’Ambrogio è incaricata della costituzione e della gestione del Museo: sarà il Presidente della Fondazione, Mons Luigi Crivelli, insieme al primo Direttore, Paolo Biscottini, ad aprire il Museo  con l’idea che uno degli scopi principali della nuova istituzione fosse la valorizzazione dell’ingente patrimonio artistico della Diocesi ambrosiana, considerato tanto nella sua specifica valenza storico artistica, quanto come testimonianza di un’interrotta storia di fede e di bellezza cristiana. Il progetto di allestimento museografico è stato affidato nel 1996 allo studio dell’Architetto Antonio Piva. La Collezione permanente del Museo Diocesano Carlo Maria Martini è costituita da ormai quasi mille opere, comprese tra il II ed il XXI secolo, giunte come lasciti, depositi o donazioni, che costituiscono una viva testimonianza della ricca produzione artistica ambrosiana, oltre ad offrire un interessante panorama del gusto collezionistico non solo arcivescovile, ma anche privato. In continuo e dinamico arricchimento, le collezioni sono attualmente allestite lungo i tre corpi restaurati del secondo chiostro di Sant’Eustorgio.

CAPPELLA PORTINARI

CAPPELLA PORTINARI

La cappella Portinari fu realizzata tra il 1462 e il 1468 circa su commissione di Pigello Portinari, un fiorentino trasferitosi a Milano per divenire responsabile del Banco Mediceo. Pigello aveva infatti una particolare devozione per San Pietro martire, molto venerato e conosciuto anche a Firenze per la sua attività di predicatore, e destinò la cappella alla propria sepoltura, un tempo incassata nel pavimento, al centro. Dopo la morte di Pigello, avvenuta nel 1468,  la cappella svolse funzioni di coro iemale, fatto che spiegherebbe la presenza del motivo degli angeli musicanti sul tamburo della cupola. La struttura architettonica si articola in un vano principale a pianta quadrata, con cupola a sedici spicchi, e una piccola abside, anch’essa quadrata, secondo uno schema brunelleschiano, voluto probabilmente da Pigello per ribadire le proprie origini fiorentine. La cappella costituisce una testimonianza fondamentale degli esordi di un linguaggio rinascimentale di matrice toscana innestato sulla cultura lombarda. Grande rilievo assume la ricca decorazione plastica, prevalentemente in terracotta, che coinvolge la trabeazione, gli archivolti, le incorniciature delle finestre, che dialogano con gli splendidi affreschi di Vincenzo Foppa dedicati alle storie di San Pietro Martire. Per quanto riguarda l’attribuzione del progetto, prendendo spunto da Vasari, si era pensato al fiorentino Michelozzo, ipotesi in seguito respinta per motivi stilistici e cronologici; altri studiosi hanno pensato a un intervento del Filarete. E’stato anche proposto il nome dell’architetto lombardo Guiniforte Solari, in quegli anni attivo nel Duomo e nella Certosa di Pavia, che sarebbe stato qui affiancato da consulenti legati alla cultura fiorentina. Oggi al centro della cappella si trova l’arca di San Pietro Martire, di Giovanni di Balduccio, in origine collocata in basilica.

CIMITERO PALEOCRISTIANO

CIMITERO PALEOCRISTIANO

Scavi casuali in epoca medioevale, seguiti da scavi successivi nel XVIII secolo, portarono al rinvenimento di alcune antiche sepolture. Nel corso di una sistematica campagna realizzata sotto la basilica tra il 1959 e il 1962, sono stati trovati i resti di una necropoli tardoantica, utilizzata in più fasi. Non è ancora del tutto chiaro il rapporto tra la necropoli e i resti paleocristiani  rinvenuti sotto l’abside della basilica e tuttora visibili dalla chiesa. Tra i resti riportati alla luce e oggi lungo il percorso di visita del cimitero, vi sono alcune tombe alla cappuccina, databili al III-IV secolo, e alcune a cassa risalenti al V secolo, nonché resti di tombe del VII-VIII secolo. Sono state rinvenute anche alcune lastre ed epigrafi databili al IV-V secolo, che attestano come, all’epoca, il cimitero era sicuramente cristiano. Tra queste si segnalano l’epigrafe dell’esorcista Victorinus (databile al 377), e la cosiddetta lastra dell’orante, sulla quale è incisa una figura maschile, con una tunica e un mantello chiuso con fibula a forma di croce, in atteggiamento di preghiera, con le mani alzate.

MUSEO DELLA BASILICA DI SANT’EUSTORGIO

MUSEO DELLA BASILICA DI SANT’EUSTORGIO

Il Museo della Basilica di sant’Eustorgio è composto da testimonianze monumentali e storico artistiche molto diverse fra loro ma di grande importanza nel contesto milanese, a partire dal cimitero Paleocristiano, che si trova sotto la navata della chiesa, dove fra il 1959 e il 1962 furono rinvenuti i resti di una necropoli tardo antica. Del Museo fanno parte i due monumentali ambienti della Sala Capitolare e della Sacrestia Monumentale, costruita nel 1565 e dotata di armadi in noce realizzati da un intagliatore milanese su commissione dei fratelli Negroli. Negli armadi sono esposti oggetti di arredo liturgico e preziosi reliquiari che testimoniano la devozione e l’affezione di molte famiglie milanesi al convento domenicano. Molti di questi oggetti, di cui vi è traccia negli archivi, sono purtroppo andati dispersi. Attraverso la Sagrestia si accede alla Cappella Portinari. Quest’ultima, capolavoro dell’architettura rinascimentale lombarda, racchiude il ciclo affrescato da Vincenzo Foppa fra il 1462 e il 1468 e l’Arca di san Pietro Martire straordinaria testimonianza della scultura gotica, realizzata da Giovanni di Balduccio fra il 1336 e il 1339.

ARCA DI SAN PIETRO MARTIRE

ARCA DI SAN PIETRO MARTIRE

Al centro della cappella Portinari si trova l’arca di san Pietro martire, capolavoro di Giovanni di Balduccio da Pisa eseguito in marmo di Carrara tra il  1336 e il 1339. L’arca  fu commissionata dai frati domenicani, con la partecipazione di Azzone Visconti, ed era destinata a conservare le spoglie di san Pietro martire. Fu posta inizialmente nella navata sinistra della chiesa e, nel 1736, fu spostata nel coro della cappella Portinari. Solo nel 1875 venne sistemata nell’attuale collocazione. L’arca è formata da un sarcofago, con otto formelle con storie del santo, intervallate da otto figure di santi (i quattro padri della Chiesa agli angoli, Sant’Eustorgio, San Tommaso, San Pietro e San Paolo), sorretto da otto statue raffiguranti virtù. Sopra il coperchio è posto un tabernacolo cuspidato che racchiude la statua di Maria Vergine, san Domenico e san Pietro martire. Nella parte inferiore del coperchio, decorato con figure di santi, vi sono otto statuette raffiguranti i cori angelici. L’impianto iconografico è dunque molto complesso. Gli otto rilievi sui quattro lati della cassa raffigurano episodi della storia di San Pietro e alcuni miracoli, secondo un andamento cronologico. A partire dal lato posteriore si vede  il Miracolo del muto, il Miracolo della nube e la Guarigione dell’infermo e dell’epilettico; sul fianco sinistro il Martirio del santo; sul lato di fronte all’ingresso della cappella i Funerali del santo, la Canonizzazione e il Miracolo della nave; sul fianco destro la Traslazione del corpo. E’ probabile che in alcuni rilievi della cassa sia intervenuta la bottega di Giovanni di Balduccio, che è sicuramente  autore delle figure isolate o a tutto tondo, come la Giustizia o della Prudenza (alle due estremità del lato di fronte all’ingresso), o l’intenso San Gerolamo, in posizione angolare.

CAPPELLA DEI MAGI

CAPPELLA DEI MAGI

La cappella dei Magi si trova nel transetto destro della basilica ed è formata da due vani affiancati. La parete d’ingresso alla cappella presenta in alto un affresco con l’Adorazione dei Magi, attribuito ad un maestro lombardo di fine Quattrocento. Nel vano a destra è collocato un antico sarcofago romano di pietra decorato solo con una stella cometa e con una scritta settecentesca: «sepulcrum trium magorum». Secondo la tradizione le spoglie dei Magi sarebbero state trasportate dal vescovo Eustorgio da Costantinopoli a Milano proprio all’interno di esso. Nel vano sinistro della cappella, sopra l’altare, è collocata l’Ancona dei Magi, un trittico marmoreo con formelle cuspidate; in cima a quella centrale si trova un trondo con la Crocifissione, e sopra le laterali  due angeli a tutto tondo. Le formelle raffigurano episodi evangelici legati alla storia dei Magi, con al centro l’Adorazione del Bambino. Oggi è riferita all’ambito di Bonino da Campione. Nella nicchia sopra l’altare è custodito il reliquiario novecentesco contenente le reliquie dei Re Magi, qui ricollocate dopo la restituzione, avvenuta nel 1903 e oggetto di grande devozione.

ANCONA DELLA PASSIONE

ANCONA DELLA PASSIONE

L’ancona della Passione, al centro del presbiterio, è un’opera monumentale realizzata per volontà di Gian Galeazzo Visconti dal 1395 al 1402. Il dossale è suddiviso in nove scomparti a bassorilievo, con quello centrale di altezza doppia rispetto agli altri e raffigurante la Crocifissione con la Vergine e S. Giovanni. Le altre formelle, da leggersi dal basso a sinistra, e poi continuando con la fila superiore, a partire da sinistra raffigurano l’Orazione nell’orto, il Bacio di Giuda, Cristo davanti a Caifa, Cristo flagellato, Cristo davanti a Pilato, la Salita al Calvario, Cristo deposto nel sepolcro e compianto, la Discesa al Limbo. L’ancona fu in passato attribuita a Giovannino de’ Grassi, ma probabilmente si possono scorgere tre mani diverse. Il primo artista ha eseguito i rilievi delle formelle, a eccezione dell’Orazione nell’orto, dove si riscontra un grande affollamento di personaggi e una spiccata attenzione a certi dettagli di costume, oltre a un gusto per la narrazione precisa e puntuale e una notevole drammatizzazione. Le statuette a tutto tondo con gli Apostoli, nella parte superiore, sono invece da riferire a un secondo maestro. Di altissimo livello qualitativo sono infine la Crocifissione e l’Orazione nell’orto, riferite a Jacopino da Tradate. Queste due scene, di grande qualità, sono caratterizzate da una straordinaria abilità nella definizione dei panneggi, nell’attenzione alla gestualità e dalla ricerca di espressività psicologica.

CAPPELLA BRIVIO

CAPPELLA BRIVIO

La cappella Brivio (prima cappella destra) è stata realizzata nel 1484 e successivamente più volte rimaneggiata. Sul lato sinistro si trova il monumento sepolcrale di Giacomo Stefano Brivio (defunto nel 1486) realizzato da Tommaso Cazzaniga e Benedetto Briosco, ai quali venne affidato l’incarico di completare ciò che un altro importante scultore, Francesco Cazzanigaaveva iniziato qualche anno prima. Il sepolcro è strutturato secondo la tipologia di monumento funerario più diffusa in Lombardia ed è composto da un’arca, retta da colonne a candelabro, con cinque bassorilievi, raffiguranti, da sinistra a destra; l’Annunciazione, la Natività, l’Adorazione dei Magi. Sulla parte di fondo della cappella vi è un trittico di Ambrogio da Fossano detto il Bergognone, databile, come viene suggerito dai documenti, allo scorcio del Quattrocento e rappresentante una Madonna col Bambino, san Giacomo e Sant’Enrico. In origine le tavole erano probabilmente racchiuse in una ricca cornice architettonica lignea. Le quattro tavolette, raffiguranti San Giovanni Battista, San Sebastiano, Santa Caterina e Sant’Alessandro, oggi collocate con un criterio del tutto arbitrario sotto le tavole laterali del registro principale erano in origine poste in corrispondenza delle quattro colonnine verticali della cornice che dividevano le tre tavole. Mentre per il registro principale non sussistono incertezze attributive, il livello qualitativo non particolarmente sostenuto suggerisce di pensare ad un intervento della bottega del Bergognone per le tavolette più piccole.

CROCIFISSO DEL MAESTRO DELLA CAPPELLA DOTTO

CROCIFISSO DEL MAESTRO DELLA CAPPELLA DOTTO

Il grande  Crocifisso dipinto, collocato sopra il presbiterio, è attribuito al  Maestro della Cappella Dotto, anonimo autore degli affreschi che un tempo decoravano la cappella Dotto nella chiesa degli Eremitani a Padova. Il pittore, attivo tra Padova e Venezia tra il 1270 e il 1315 circa, è una delle personalità più importanti dell’area veneta a cavallo tra Duecento e Trecento. Il suo stile risente sia dell’influenza della pittura bizantina, sia delle nuove tendenze occidentali volte alla resa realistica e alla raffigurazione prospettica. Il corpo di Cristo appare emaciato, intriso di un funereo colore verdognolo con ombre pesanti, ed è caratterizzato da un crudo realismo, come si vede nei capelli appiccicati alla spalla bagnata di sudore o nel perizoma che si sta impregnando di sangue.

CAPPELLA TORRIANI

CAPPELLA TORRIANI

La cappella Torriani (settima a destra) fu realizzata da Cassone I della Torre nel 1277 e dedicata a S. Martino. In seguito passò ai Visconti e, per donazione di Filippo Maria nel 1440, a Giorgio Aicardi. L’attuale decorazione fu presumibilmente eseguita all’epoca del patronato visconteo, come si deduce dagli stemmi sulle vele e dal presunto ritratto di Bianca Maria, figlia di Filippo Maria, identificabile nella giovane dama dipinta nell’angolo sinistro della vela con il simbolo dell’evangelista Marco. Sulla volta i simboli dei quattro Evangelisti, uno per ogni vela, affiancati da coppie di santi. S. Martino, patrono della cappella, è raffigurato, nell’atto di donare la metà del proprio mantello al povero, a sinistra del simbolo dell’evangelista Matteo. Gli affreschi, caratterizzati da un’estrema morbidezza e delicatezza tipiche dello stile gotico internazionale, sono attribuiti a Michelino da Besozzo e databili alla fine degli anni trenta del Quattrocento. Sulla parete sinistra, si può ammirare la grande tela con la Strage degli Innocenti, un dipinto davvero spettacolare per la brillantezza cromatica e per il vorticoso movimento dei personaggi, opera di Giovan Cristoforo Storer.

CAPPELLA VISCONTI

CAPPELLA VISCONTI

La cappella Visconti (quarta a destra) è intitolata a S. Tommaso, e venne realizzata nel 1297 su commissione di Matteo Visconti, vicario imperiale e capitano del popolo. La volta, che si estende sulla navata destra è affrescata con Quattro evangelisti, seduti entro fantasiose edicole architettoniche, probabilmente realizzati da un artista di ambito emiliano verso il secondo decennio del Trecento, come suggerito dalla forte carica espressiva e dalla definizione dei ricchi panneggi. Gli affreschi delle pareti in alto risalgono invece alla seconda metà del Trecento. A destra S. Giorgio e la principessa , databile all’ottavo decennio del XIV secolo e attribuito al Maestro di Lentate, anonimo pittore così chiamato dal luogo in cui si trova un oratorio da lui affrescato. A sinistra , il Trionfo di S. Tommaso, con al centro il santo benedicente che tiene in mano il libro aperto, simbolo della dottrina, mentre, in alto, Cristo benedicente, gli evangelisti e i profeti, tutti con il libro in mano, rappresentano la conoscenza come frutto dell’ispirazione divina. Al livello mediano, di fianco a Tommaso, vi sono altri dottori della Chiesa, simbolo della scienza religiosa e teologica. Nella parte inferiore alcuni personaggi che rappresentano  l’apprendimento: discepoli di S. Tommaso, ma anche eretici, come il personaggio seduto di spalle con abiti di foggia orientale e un cappello a tese larghe sul capo. Sulla parete destra è collocato il monumento sepolcrale di Stefano e Valentina Visconti (1359), riferibile a Maestri campionesi. Sul fronte del sarcofago sono rappresentati: al centro, la Madonna col Bambino; a sinistra, Stefano Visconti presentato a Gesù benedicente da S. Stefano, e due santi; a destra, la Vergine stende la mano in segno di protezione verso Valentina Visconti, presentata da S. Giovanni Battista e seguita da altri due santi. I personaggi sembrano muoversi liberamente nello spazio, effetto dovuto anche alla mancanza di suddivisione fra i tre episodi.

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