La Basilica Martyrum, edificata tra il 379 e i 386 per volere di sant’Ambrogio, vescovo di Milano, sorse sul sepolcro dei santi Gervasio e Protasio, nelle vicinanze di un cimitero cristiano, occupando un’area coincidente con quella della chiesa attuale. La chiesa si presentava a tre navate su colonne senza transetto e si concludeva in un’unica abside centrale. Sant’Agostino stesso vi fu sepolto nel 397.

Nel 789, l’arcivescovo Pietro Oldrati ( 784-801) fondò accanto alla basilica [2] un monastero benedettino, avviando una prima trasformazione strutturale del presbiterio. Per volontà degli arcivescovi Angilberto II (824 – 860) e Ansperto (869 – 881) presero avvio importanti trasformazioni che configurano la basilica medievale:

  • al IX secolo, risalgono il ciborio, la costruzione del campanile dei Monaci e forse il primo rifacimento dell’atrio anteriore;
  • alla metà del X secolo, vennero ridefiniti il presbiterio e le absidi;
  • dopo il 1080 ed entro la metà del XII secolo, furono ricostruiti navate e atrio;
  • nel 1128, fu eretto il campanile dei Canonici.

Nel 1196, il crollo della terza campata della navata centrale comportò l’edificazione di nuove volte a crociera a sesto acuto, di archi di rinforzo e la ricostruzione del tiburio.

Alla fine del XV secolo, Ludovico il Moro incaricò Donato Bramante di progettare la nuova canonica (a sinistra della basilica), mentre il cardinale Ascanio Sforza commissionò la risistemazione del monastero (a destra).

Nel 1572, Carlo Borromeo incaricò Pellegrino Tibaldi (1527 – 1596) di dare un nuovo aspetto al tiburio: l’architetto inserì nei pennacchi figure gigantesche di angeli, ridisegnò gli spicchi della cupola con una trama di lacunari e aprì alla sommità una grande lanterna.

Nel XVIII secolo, la chiesa, all’interno, venne completamente rintonacata, fu ricostruita la cripta, venne completata dal Tiepolo la decorazione del sacello di San Vittore in Ciel d’Oro e l’assetto, anch’esso oggi scomparso, della sacrestia delle Messe.

La situazione rimase pressoché invariata sino al 1799 quando, dopo i fermenti della Rivoluzione Francese, la Repubblica Cisalpina decise di sopprimere il capitolo e instaurarvi un ospedale militare. Al termine della dominazione napoleonica e con la restaurazione austriaca, la chiesa fu riaperta al culto e il capitolo dei canonici fu ripristinato.

Nel XIX secolo venne formata un’apposita commissione, formata da Luigi Bisi, Luigi Brocca e Friedrich Schmidt (sostituito nel 1859 da Giuseppe Pestagalli) con l’obiettivo di ricostruire l’ipotetica situazione strutturale antecedente al crollo del 1196. In tale occasione fu rifatto il pavimento rimuovendo gli stati più antichi, vennero rimossi e ricostruiti gli intonaci, demolite e aperti gli attuali oculi, ristretti gli archi d’accesso alle cappelle laterali aperte a partire dal XV secolo. Inoltre, alla ricerca delle reliquie dei santi Gervasio e Protasio e di sant’Ambrogio, fu rimosso l’altare e aperte le sottostanti sepolture paleocristiane, scavando un nuovo sacello. All’esterno, nel 1889, Gaetano Landrini rialzò e coronò con cella campanaria la torre dei Canonici; nel 1897, fu ultimata la decorazione pittorica neoromanica.

Il 23 aprile 1874 papa Pio IX l’ha elevata alla dignità di Basilica minore

Altri lavori di consolidamento, in particolare al tiburio, furono realizzati tra il 1937 e il 1940, mentre Ferdinando Reggiori rinnovò il Sacello di San Vittore in Ciel d’Oro ed eseguì lavori in alcune cappelle.

Basilica di Sant’Ambrogio distrutta dai bombardamenti (agosto 1943)

La chiesa fu pesantemente colpita dai bombardamenti alleati nell’agosto del 1943 che distrussero soprattutto la parte esterna del portico, danneggiando la cupola della basilica e altri ambienti del complesso basilicale, provocando anche la perdita di notevoli opere d’arte, fra le quali si ricorda:

  • Gloria di san Bernardo (1737), affresco di Giovanni Battista Tiepolo, che decorava la volta della sacrestia

Nell’immediato dopoguerra presero avvio i lavori di restauro che terminarono negli anni Cinquanta, riportando la basilica al suo antico splendore.

CORO

LA CAPPELLA MUSICALE AMBROSIANA – VOCI E SUONI DELLA LITURGIA MILANESE

La Cappella Musicale Ambrosiana fu costituita nel 1978 su impulso di Papa Paolo VI, profondo conoscitore dell’antico rito ambrosiano, per sostenere l’ufficio liturgico domenicale della Basilica.

Il canto ambrosiano, che nel nome stesso si richiama alle radici più profonde e autentiche dell’identità ecclesiale di Milano, è l’unico al mondo ad essere sopravvissuto fra gli antichi repertori liturgico-musicali non romani.

Per lunghi anni la Cappella Musicale fu diretta dal compianto M° Agostino Pedrotti, che sostenne, con profusione d’impegno e profondissima dedizione, il far conoscere ed apprezzare a Milano e al mondo, la bellezza, la particolarità del canto ambrosiano.

La Cappella Musicale contribuisce tutt’ora a mantenere viva questa tradizione, tesoro tra i più preziosi della città di Milano.

La Cappella Musicale Ambrosiana propone i canti alla messa Capitolare festiva delle ore 12, in lingua latina e a tutte le messe Pontificali in Basilica, presiedute dal Cardinale Arcivescovo o dall’Abate Vescovo.

Le esecuzioni dei brani liturgici monodici medievali, desunti da antichissimi corali e antifonali, si basano sulle più recenti ricostruzioni paleografiche effettuate a cura del Pontificio Istituto Ambrosiano Superiore di Musica Sacra.

Il 7 dicembre 2008, nelle solenni festività del Santo Patrono Ambrogio, è stata conferita alla Cappella Musicale Ambrosiana la Civica Benemerenza per alti meriti culturali ed artistici.

La Cappella Musicale è oggi diretta, con nomina del Capitolo della Basilica, dal Maestro di Cappella, M° Paolo Massimini.

CENTRO D'ASCOLTO CARITAS

CENTRO D’ASCOLTO CARITAS

Piazza sant’Ambrogio 23

ORARIO
Aperto il Giovedi dalle 15 alle 17
Telefono· 02 80 57 310
ascolto@basilicasantambrogio.it

Il  Centro d’ascolto accoglie persone italiane e straniere, con e senza permesso di soggiorno, tutti i giovedì pomeriggio e, se necessario, anche su appuntamento. Al Centro di ascolto, si rivolgono persone alla ricerca di lavoro, di punti di riferimento, spesso sprovviste di tutto: tante storie e tanti volti di povertà e fragilità.

Il compito principale è ascoltare, che è il primo modo per instaurare una relazione, per dire che ci interessa come persona e non come somma di bisogni, per poi indirizzare e accompagnare. Ascoltare anche per aiutare a scoprire le risorse che la persona porta con sé e insieme renderla autonoma e capace di “reggersi sulle proprie gambe.”

Coordinati e in relazione con la Caritas Ambrosiana, con istituzioni comunali e con altre associazioni di volontariato, il Centro d’ascolto è un servizio che fa da “sentinella” perché coglie i nuovi bisogni e le nuove povertà e che desidera orientare sempre più la comunità cristiana e la società a un senso della giustizia e della solidarietà.

Cosa vedere

Scopri le opere presenti presso Basilica di Sant’Ambrogio (Milano)

Atrio di Ansperto

Atrio di Ansperto

Attraverso una cancellata e un portale in pietra con rilievi romanici si entra nell’atrio, ricostruito nell’XI secolo, forse su un’analoga costruzione altomedievale che ricalcava a sua volta l’impianto paleocristiano. L’atrio, a pianta rettangolare, è circondato su tre lati da un portico che si chiude sul quarto lato a formare il nartece della basilica. Esso presenta: alti pilastri a fascio che sorreggono archi a doppia ghiera; capitelli con elementi vegetali e figure mostruose, che risalgono sia all’XI sia al XII secolo opera di anonimi scalpellini lombardi sia all’intervento seicentesco di Francesco Maria Ricchino (1584 – 1658). Lungo le pareti dell’atrio è sistemata una notevole raccolta lapidaria, costituita da ritrovamenti effettuati nell’area della basilica, in particolare con la demolizione delle volte dopo il 1857, o da accessioni esterne, in particolare: iscrizioni paleocristiane; capitelli romani e romanici; bassorilievi del basso impero; frammenti di dipinti murali ad affresco (XII – XIII secolo); stemmi e scudi araldici di famiglie gentilizie milanesi; lapidi funerarie di canonici e cortigiani sforzeschi.

Ciborio e altare d’oro

Ciborio e altare d’oro

L’assetto attuale del presbiterio è il risultato dei lavori del 1857 e delle successive ristrutturazioni. Di particolare interesse storico-artistico: Ciborio (IX secolo) poggia su quattro colonne romane di porfido (materiale di spoglio) con capitelli marmorei formati da cestelli con volute angolari. Il baldacchino è decorato da stucchi colorati (metà del X secolo), di bottega lombardo-bizantina rappresentanti: sulla fronte, Gesù Cristo dà le chiavi a san Pietro e il Libro della Sapienza a san Paolo; a destra, Sant’Ambrogio fra due devoti; Sant’Ambrogio fra i santi Gervasio e Protasio e due monaci benedettini con il modello del nuovo ciborio; a sinistra, Santa Tecla fra due devote. Sotto al ciborio è collocata la più importante opera della basilica: Paliotto, detto Altare d’Oro di sant’Ambrogio (824 – 859), opera di oreficeria carolingia, eseguita dal maestro Vuolvinio, donata dall’arcivescovo Angilberto II; questo è di legno rivestito da lamine d’oro nella facciata anteriore e d’argento dorato in quella posteriore, lavorate a cesello e divise in riquadri da fasce di smalti con gemme incastonate. Nell’altare sono raffigurati: sul recto, Gesù Cristo in trono con i simboli degli evangelisti e gli apostoli e Scene della vita di Gesù Cristo; sui lati, |Angeli e santi che adorano la Croce; sul verso, Sant’Ambrogio che incorona Vuolvinio e Storie della vita di sant’Ambrogio. A destra del ciborio, è collocata: Trono abbaziale (1469 – 1471), della stessa fattura del coro ligneo.

L’ABSIDE

L’ABSIDE

L’abside, sopraelevata sulla cripta, è preceduta da un vano coperto con una volta a botte ed è illuminata da tre finestre a tutto sesto. All’ingresso,i tronchi inferiori dei pilastri sono un resto delle colonne dell’arco trionfale della basilica primitiva. Nell’abside sono collocati: Coro con Storie della vita di sant’Ambrogio (1469 – 1471), in legno intagliato e intarsiato, opera di Lorenzo d’Oldriscio, Giacomo de’ Torri e Giacomo del Maiano. Cattedra (IX secolo), in marmo. Il catino absidale presenta una splendida decorazione musiva, realizzata tra il IV e l’VIII secolo, con rifacimenti del XVIII e XX secolo; questa raffigura: al centro, Gesù Cristo benedicente in trono fra due angeli e i santi Gervasio e Protasio. nel registro inferiore, entro medaglioni, Busti di santa Marcellina, san Satiro e santa Candida; ai lati, Miracolo della bilocazione di sant’Ambrogio, celebrante a Milano (sulla destra) e contemporaneamente presente alla esequie di san Martino di Tours (sulla sinistra).

NAVATA CENTRALE

NAVATA CENTRALE

Lungo la navata centrale, sono presenti di notevole interesse: Capitelli a motivi vegetali e zoomorfi (XII secolo), opera di scalpellini lombardi. Statua di Pio IX (1880), in marmo. Pilastro decorato con tre dipinti murali ad affresco (XIII secolo), che raffigurano: Madonna con Gesù Bambino; Sant’Ambrogio; Committente Bonamico Taverna in preghiera. Colonna romana isolata, in granito, che sorregge Serpente bronzeo (X secolo), opera di bottega bizantina, donata nel 1007 da Basilio II, imperatore d’Oriente, all’arcivescovo Arnolfo II da Arsago (998 – 1018). Pulpito marmoreo (fine XII – inizio XIII secolo), ricostruito dopo il crollo del 1196, come ricordato da un’iscrizione posta sul fianco sinistro, presenta:[7] Sotto il pulpito è collocato: Sarcofago di Stilicone (fine del IV secolo), in marmo, opera di due lapicidi milanesi, decorato da rilievi che raffigurano: Gesù Cristo fra gli apostoli; Adamo ed Eva; Adorazione dei Magi; Gesù Bambino tra l’asino e il bue; Elia sul carro nell’atto di lasciare il pallio a Eliseo; Noè e Mosè; Sacrificio di Abramo.

Cripta dei santi

Cripta dei santi

L’attuale cripta fu costruita nella seconda metà del X secolo, durante i lavori di risistemazione dell’area absidale della basilica per accogliere le spoglie dei Santi patroni: Ambrogio, Gervasio e Protasio. Tracce di una cripta nella basilica sono riconducibili già all’epoca di sant’Ambrogio, poiché sappiamo che lo stesso Santo nel 386 fece traslare i corpi dei santi Gervasio e Protasio dalla loro originaria sepoltura e a tumularli solennemente sotto l’altare della nuova basilica, in un sarcofago di marmi pregiati che egli aveva disposto già per la propria sepoltura. I santi Gervasio e Protasio erano stati sepolti originariamente nel vicino saccello dei Santi Felice e Nabore, all’interno del cimitero ad martyres, nel luogo che sarà poi occupato dalla Chiesa di San Francesco Grande, demolita nel XVIII secolo. Quando sant’Ambrogio morì nel 397 egli stesso fu sepolto di fianco ai due martiri, in una tomba separata, sia perché già in vita aveva goduto di acclarata santità, sia per sottolineare la sua vicinanza ai due Santi ai quali egli aveva ridato degna sepoltura. Delle reliquie si perse in seguito traccia e solo nel IX secolo l’arcivescovo Angilberto II individuò e riconobbe le reliquie e le traslò in un unico sarcofago di porfido, che fu appoggiato sopra le due sepolture precedenti ma con un differente orientamento, anche a seguito degli sviluppi strutturali della basilica. L’aspetto attuale della cripta è dovuto agli interventi del XVIII secolo promossi dal cardinale Benedetto Erba Odescalchi, arcivescovo milanese e da quelli ottocenteschi che seguirono al ritrovamento dell’antico sarcofago e alla ricollocazione dei corpi di sant’Ambrogio e dei santi Gervasio e Protasio. Sul pavimento della cripta si trova anche una lapide che ricorda il luogo ove originariamente si trovava sepolta santa Marcellina, sorella di sant’Ambrogio le cui spoglie riconosciute dal cardinale Odescalchi nel 1722, furono traslate in una cappella della navata destra appositamente dedicata. La cripta, con accesso ai lati del presbiterio, è formata da due ambienti: il primo, rifatto nel 1740, presenta cinque navate sostenute da colonne in marmo rosso; il secondo, più basso e aggiunto nella seconda metà del XIX secolo, dove si notano: Arca di sant’Ambrogio e dei santi Gervasio e Protasio (1897), in argento e cristalli, realizzata da Giovanni Lomazzi su disegno di Ippolito Marchetti. L’urna è decorata da: Cori angelici; Statue delle Virtù teologali; Statue di sant’Agostino, san Satiro, santa Marcellina, santa Valeria, san Vittore, san Sotere e santa Candida Avello di porfido, dove nel 1864 furono ritrovati i corpi dei tre Santi patroni; Tronco di colonna (XIV secolo) con un rilievo raffigurante la Pietà. Iscrizione, già in piazza Castello, dove indicava il luogo del martirio dei santi Gervasio e Protasio.

Sacello di San Vittore in Ciel d'Oro

Sacello di San Vittore in Ciel d'Oro

Una delle opere d’arte paleocristiana più conosciute e di notevole valore storico-artistico a Milano. Il sacello, eretto nel IV secolo dal vescovo Materno, per conservare le spoglie di san Vittore, sull’area del cimitero ad Martyres, ma attualmente si presenta con l’aspetto datogli nel 1930 da Ferdinado Reggiori. Dell’edificio paleocristiana – a unica aula absidata – rimane la copertura a cupola emisferica su pennacchi piani realizzata in tubi fittili; essa presenta una splendida decorazione musiva, databile alla seconda metà del V secolo, che raffigura: a sinistra, Sant’Ambrogio fra i santi Gervasio e Protasio; a destra, San Felice, san Materno e san Naborre. Nella sottostante cripta sono state messe in luce tracce delle tombe di san Vittore e san Satiro, assieme ad altri sarcofagi e urne provenienti dall’antico cimitero cristiano.

Navata sinistra

Navata sinistra

Lungo la navata sinistra, di particolare interesse: inizio della prima campata, Porta sul cui architrave sono raffigurati Putti vendemmiatori (V secolo); in fondo alla navata, presso la porta d’ingresso alla canonica, Iscrizione sepolcrale di Pipino (810), secondogenito di Carlo Magno e re d’Italia, che fu sepolto nella Basilica di Sant’Ambrogio, insieme ad altri due re carolingi Bernardo e Ludovico II. Inoltre, lungo la navata si aprono alcune pregevoli cappelle, fra le quali si nota la prima cappella, che presenta: Gesù Cristo risorto fra due angeli (1491), affresco del Bergognone, trasferito qui dal presbiterio; al centro, Fonte battesimale con rilievi raffiguranti la Conversione di sant’Agostino (1940), opera di Franco Lombardi; nella volta, Paradiso (metà del XVII secolo), affresco di Isidoro Bianchi.

Navata destra

Navata destra

Lungo la navata destra, si aprono pregevoli cappelle: Prima cappella: a destra, Deposizione dalla croce, santi e angeli (1545 ca.), affresco di Gaudenzio Ferrari e Giovan Battista della Cerva. Seconda cappella: pala d’altare con Madonna con san Bartolomeo e san Giovanni evangelista (terzo quarto del XVI secolo), attribuita a Gaudenzio Ferrari; alle pareti, Martirio di san Vittore e Naufragio di san Satiro (1737), affreschi staccati di Giovanni Battista Tiepolo, provenienti dal Saccello di San Vittore in Ciel d’Oro. Terza cappella, ristrutturata in forme neoclassiche nel 1812 da Luigi Cagnola: sopra il sarcofago, Statua di santa Marcellina in preghiera (1812) di Camillo Pacetti. Quarta cappella che presenta una struttura del XVI secolo, completamente risistemata nel XIX secolo: Altare neoclassico con edicola (inizio XIX secolo), opera di Giuseppe Zanoia; Frammento musivo con San Martino (IX – X secolo); Dipinti ovali con Storie di san Sebastiano (inizio del XVIII secolo), olio su tela, opere di Stefano Maria Legnani, detto il Legnanino. Quinta cappella: San Bernardo (fine XVII – inizio XVIII secolo), olio su tela, di Filippo Abbiati. Sesta cappella, già sacello di Lotario II, venne decorata nel 1546 circa con affreschi, di Bernardino Lanino: all’altare, Madonna con Gesù Bambino e san Giovannino; parete sinistra, San Giorgio e il drago parete destra, Decapitazione di san Giorgio alle finestre, San Gabriele arcangelo annunciante e Madonna annunciata (XVI secolo), vetrate. Settima cappella: nelle volte a sesto ribassato, Nature morte e putti (1769) di Antonio De Giorgi; all’altare, Sant’Ambrogio agonizzante (191), olio su tela, di Andrea Lanzani. In fondo alla navata destra, è collocato: Altare con paliotto costituito dalla fronte di un sarcofago paleocristiano con Scene della passione di Gesù Cristo e del Martirio di san Paolo (VI secolo), proveniente dalla distrutta Chiesa di San Francesco Grande.

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