La Sistina Lombarda di Castello Valsolda


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1 MAG - 30 SET (tutti i giorni 10.00 - 18.00; 1 OTT - 30 APR (SAB/DOM/festivi e in settimana su richiesta 10.00 - 17.00)
Via S. Martino, 7, 22010 - Castello (CO)

Descrizione

È facile dire “capolavoro”. Quando l’edificio sacro sembra essere coperto di dipinti, qui è spesso la definizione abusata di “Sistina”, per ricordare la grandiosa e magnifica visione della Cappella Vaticana affrescata da Michelangelo. Eppure … Eppure ci sono casi, luoghi – anche poco conosciuti – per i quali il confronto può davvero rivelarsi non completamente scorretto, una realtà in cui il talento artistico si è manifestato in modo sorprendente, dando forma e immagine al pagine bibliche e misteri di fede. Come a Castello Valsolda, appunto. Un angolo remoto, evocativo della terra longobarda (ora al confine con la Svizzera), orgogliosa enclave dell’Ambrosiana, già teatro di quel “piccolo mondo antico” malinconia cantata dal Fogazzaro. Qui, affacciata sul Ceresio da una delle fitte colline che circondano il lago, la severa chiesa parrocchiale di San Martino custodisce un inatteso tesoro, adagiato sulle sue mura e sulla volta, in particolare, a costituire una delle meraviglie del periodo barocco nella nostra regione.
La chiesa ha origini antichissime, come il piccolo borgo in pietra che la circonda, il cui nome ricorda ancora il suo ruolo militare e strategico, il nido dell’aquila che domina l’area. Ma l’attuale tempio, come appare, è di epoca Borromeo, legato alla memoria di San Carlo, storico signore feudale di tutta la valle, e a quella del cugino e successore Federico, della memoria di Manzoni, che andò così lontano per consacrarlo, nel 1602. All’epoca i fratelli Pozzi, nativi della vicina Puria, avevano già adornato l’edificio – anche se solo pochi mesi fa – con deliziosi affreschi nel presbiterio, vicino allo stile della lingua di Camillo Procaccini, ma forse con un’esuberanza cromatica ancora maggiore, con un gusto più raffinato per una narrazione teatrale. Come rivela la mimica degli apostoli che testimoniano l’ascesa al cielo del Risorto, come dimostrano i gesti eccitati dei vari personaggi negli episodi della vita di San Martino. Mentre, appena sotto, i dottori della Chiesa, solenni e familiari allo stesso tempo (Ambrogio con il volto ossuto e inconfondibile di Borromeo, non ancora ufficialmente santo fino al 1610, ma già venerato da tutti come tale), sono circondati dai mecenati di tradizione popolare come i patroni orgogliosi, vestiti in abiti neri e l’ampia gorgiera.
Eppure il meglio doveva ancora venire. Alla fine del secolo, cioè quando, nella primavera del 1696, il pittore Paolo Pagani tornò al suo castello quarantenne, con la sua giovane moglie e un bambino ancora in fianchi, dopo aver raccolto onori e successi nella lontana Moravia, al servizio dell’Arcivescovo di Olomouc, dove era stato personalmente invitato dall’Imperatore Leopoldo II d’Asburgo.
Pagani poi dovette pensare a come lasciare un segno immortale nel paese che gli aveva dato la nascita, un figlio orgoglioso di una generosa terra di artisti, quella di Valsolda, appunto, distinta su entrambi i versanti delle Alpi, fino alla corte di gli zar, anche nelle città della Scandinavia. Quasi come un immenso voto di ringraziamento, nella chiesa dove aveva ricevuto il battesimo, e che ha offerto liberamente e liberamente, anche lavorando con il suo patrimonio, lavorando duramente per mesi, quasi senza aiuto: proprio come il Buonarroti, quasi due secoli prima, sul ponteggio di Sistine …
Al fine di illustrare meglio la sua storia sacra, Paolo Pagani ha inizialmente fornito una nuova svolta alla chiesa, correttamente illuminata da finestre speciali. Quindi espose la sua pittura, con un progresso fluido e ininterrotto, scena dopo scena, senza interruzioni, senza cesura, come un unico grandioso affresco, in effetti, pittura a getto, in cui ogni elemento è completamente leggibile in sé, ma contribuisce alla costruzione di il tutto. In una prospettiva celeste bella come un sogno, autentica come la verità rivelata. In piedi sulla soglia della chiesa, quindi, guardando verso l’alto, dal lato sinistro vedrai prima emergere l’impetuosa figura del Battista, come issato, colui che è il Precursore, su una pila di corpi, cima e cima di quell’antichità che aveva annunciato la venuta del Messia, l’incarnazione della Parola, nel mondo ebraico come nel mondo pagano, attraverso le bocche dei profeti come attraverso gli orbi delle sibille. In un ambiente che è barocco, barocco, certo, ma che conserva ancora la possente impronta dell’ignominio Michelangelo, e la stessa visione della storia della Salvezza.
Sulla destra, invece, spiccano le figure dei tre martiri, Apollonia, Lucia e Caterina d’Alessandria, particolarmente venerate in questa parte del lago di Lugano, qui rese da Pagani eroine della fede nel candore della loro carne verginale. Gli strumenti infernali di tortura non possono fare nulla contro di loro, né la cieca giustizia degli uomini li vince, dove ogni colpo, ogni umiliazione inflitta ai giovani santi segna il loro trionfo.
Così, come in un vortice di vento e fuoco, in una potente immagine biblica, i martiri vengono rapiti in cielo, preceduti dalla Vergine stessa, assunte alla presenza della Trinità e di tutti i santi. E questo è proprio il cuore dell’intera composizione, come un’invocazione a Maria che ancora oggi ci emoziona ed esalta.

Testo di Luca Frigerio tratto da Il Segno – Febbraio 2014

Castello Valsolda (Co) si trova lungo la Strada Regina 340 che costeggia il Lago di Lugano, a 10 km da Porlezza. Gli autobus arrivano a San Mamete da Menaggio e Lugano.
Per visitare la chiesa di San Martino, contattare Don Cesare Gerosa (telefono 0344.69004). Nel castello c’è anche il bellissimo Museo Pagani. Informazioni dettagliate su www.sanmartinovalsolda.it

Curiosità

La parrocchiale di San Martino in Castello Valsolda fa parte della Comunità Pastorale della Beata Vergine Vergine della Caravina, nel decanato di Porlezza, sulla sponda settentrionale del Lago di Lugano. Un territorio storicamente
legato all’arcivescovo di Milano e straordinariamente ricco di testimonianze d’arte e di fede. In effetti, è il bellissimo santuario mariano della Caravina.
Ma l’intera Valsolda è costellata di edifici sacri, piccoli e grandi, di notevole interesse. Come le chiese di Albogasio, quelle di Loggio con Drano, quelle di Puria con Dasio, per non dimenticare i templi di San Mamete e Cressogno. Monumenti artistici che hanno avuto il loro massimo splendore nell’età Borromeo, ma che spesso hanno mantenuto anche tracce evidenti della loro origine più antica.