La Madonna della Sassella


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Descrizione

Quando si dice far perdere la pazienza anche ai santi… Mille anni erano quasi trascorsi dall’inizio dell’era cristiana, e ancora la gente di Valtellina non si era decisa a erigere un luogo di culto interamente consacrato alla Madre di Dio. Così che la stessa Regina del Cielo, nell’anno Domini 932, come narrano le cronache, dovette svegliare qualche coscienza, suggerendo che era giunto il momento che anche il territorio di Sondrio avesse un santuario a lei dedicato. Ci si misero allora di impegno, alcuni uomini pii, ad accumulare pietre e legnami per costruire il nuovo tempio mariano. Ma il luogo prescelto, vuoi per scarsa lungimiranza, vuoi per una qualche pigrizia, non pareva certo dei più idonei, situato com’era nella bassa vallata, a rischio di esondazioni del fiume Adda. Così che la Vergine stessa dovette ancora una volta intervenire, spostando prodigiosamente il cantiere più in alto, su uno sperone roccioso, a dominare la valle, a vegliare da lassù sulle case e sulle vite dei valtellinesi operosi…
Le leggende, si sa, son storie che contengono sempre un fondo di verità. E una morale, semplice quanto schietta. Santa Maria Annunciata a Sassella, poi, è una incantevole realtà, fatta di devozione, plasmata nell’arte. Circondata da alte montagne a lungo innevate e incastonata fra vigneti sapientemente e duramente lavorati, da cui si ricava l’omonimo vino – il Sassella, appunto – che Luoghi di Lombardia di tanta enologica fatica mantiene la giusta asprezza, così intonata ai sapori pieni della locale gastronomia (come i mai abbastanza lodati pizzoccheri, ad esempio).
Oggi come un tempo, la chiesa antica si scorge fin da lontano, salendo verso Sondrio o, ugualmente, scendendo lungo la via dello Stelvio: sentinella nel giorno e nella notte, conforto ai viandanti, carezza allo sguardo che indugia sulle sue linee sobrie e solide, ormai senza tempo. In passato, questa era una sosta immancabile per viaggiatori e pellegrini che attraversavano la Valtellina, e che qui si ritempravano, nell’anima come nel corpo. Ai giorni nostri, invece, per accedervi, bisogna fare una breve deviazione dalla strada statale, o ripercorrere a piedi i secolari sentieri che ancora lambiscono il bosco e le vigne. In ogni caso, ne vale la pena.
Si scopre infatti un piccolo mondo incantato, un borgo minuscolo di poche case strette al loro santuario, che accoglie il visitatore con un sagrato che è come una balconata affacciata sulla valle, destinato una volta ad agricole fiere e ad affollate processioni, e con un arioso loggiato, alla cui ombra si può godere il sole tramontare dietro le vette dei monti. L’aspetto attuale della Sassella è quello che le è stato dato fra il Quattro e il Cinquecento, con qualche aggiunta barocca che si è inserita armoniosamente nell’insieme.
Sul portale, in una lunetta, un rustico presepe si offre allo sguardo di chi si appresta a varcarne l’ingresso, richiamando alla mente lo straordinario mistero di Dio che si è fatto uomo per amore e della Vergine che ha permesso, con la sua dolce obbedienza, che tutto ciò si compisse. La mano è rinascimentale, ma attenta più al gusto narrativo che ad un’asettica raffinatezza delle forme. Così che vediamo il Bambinello nella mangiatoia giocare con il muso del bue, un pastore indicare a dito l’angelico coro sopra la capanna, un lupo azzannare un povero agnello, segno che la salvezza è entrata nel mondo, ma bisogna vegliare, perché Satana ancora si aggira, cercando chi divorare…
L’interno è ad aula unica, semplice ma non disadorno, con i recenti restauri che hanno messo in luce antiche decorazioni che si pensavano scomparse. Qui lavorò, nei primissimi anni del XVI secolo, Andrea de Passeris (lariano di Torno), ornando il presbiterio e le volte con una pittura fresca e solare. Nell’abside, in alto, campeggia la figura di Cristo benedicente («Io sono la luce del mondo», si legge sul libro aperto), circondato dai quattro evangelisti. Mentre più in basso si dipanano le scene della vita di Maria, dalla sua nascita allo sposalizio con Giuseppe, quindi l’Annunciazione, l’Adorazione dei pastori e la presentazione di Gesù al Tempio. Il tutto sovrastato dalle figure di profeti e sibille che proclamarono, gli uni nel mondo ebraico, le altre nella civiltà degli antichi, la venuta del Salvatore. Proprio come ha fatto Michelangelo nella Cappella Sistina, considerando che i due cicli di affreschi, questo valtellinese e quello in Vaticano, sono perfettamente coevi!
Una bella vetrata con una Natività ribadisce il fiorire rinascimentale, e soprattutto la vocazione “natalizia”, di questo santuario alle porte di Sondrio. Mentre un fastoso altare ligneo dorato manifesta l’esuberanza artistica del tardo Seicento, autentica “gloria” mariana intagliata con maestria dal trentino Michele Cigoli. E uscendo, passeggiando accanto al santuario, una vetusta iscrizione potrà forse attirare l’attenzione: «O divoti di Maria che nel passare impiegate la lingua in salutarla, stendete qua la mano in porgere ad honore d’Essa qualche elemosina”. A ricordare, se mai ce ne fossimo dimenticati, che la fede si testimonia anche con le opere.

Da un testo di Luca Frigerio – Il Segno maggio 2014

Per raggiungere il santuario della Madonna della Sassella in auto si segue la SS36 dello Spluga fino al trivio di Fuentes dopo Colico e si svolta a destra in Valtellina sulla SS38 dello Stelvio fino alla meta;
in treno si arriva a Sondrio e poi si prosegue a piedi con una bella passeggiata.

Curiosità

Uscendo, passeggiando accanto al santuario, una vetusta iscrizione potrà forse attirare l’attenzione: «O divoti di Maria che nel passare impiegate la lingua in salutarla, stendete qua la mano in porgere ad honore d’Essa qualche elemosina”. A ricordare, se mai ce ne fossimo dimenticati, che la fede si testimonia anche con le opere.