Chiesa di Sant’Alessandro in Zebedia


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7.00 - 12.00 e 16.00 - 19.00 [giorni feriali]; 9,30 - 12.00 e 16.15 - 19.00 [giorni festivi]
Piazza Sant'Alessandro, 20122 - Milano (MI)

Descrizione

Di poco arretrata rispetto a Via Torino, la Chiesa di Sant’Alessandro, una delle più significative espressioni dell’architettura post tridentina a Milano, presenta una monumentale facciata, opera settecentesca dell’architetto Marco Bianchi, incorniciata da due campanili e caratterizzata da un fastigio ricurvo, dietro al quale svetta un’imponente cupola. Questo gioiello del primo barocco milanese è una delle sette chiese del “Cammin Breve”, un percorso che propone un pellegrinaggio urbano alle radici della fede e della devozione dei Milanesi. Il progetto, dell’inizio del Seicento, si deve al padre barnabita Lorenzo Binago che, per la chiesa del proprio ordine, propose una pianta centrale, a croce greca, coperta da una cupola, con l’aggiunta di un corpo minore per il presbiterio. Alla posa della prima pietra della chiesa, dedicata al Santo martire, intervenne, nel 1602, il Cardinale Federico Borromeo. Alla scomparsa del Binago, nel 1629, i lavori furono portati avanti da Francesco Maria Richini, insieme al figlio Celso Bernardino e da Gerolamo Quadrio. L’interno della Chiesa presenta superfici interamente ricoperte di affreschi e di stucchi; la rara luce naturale contribuisce a sottolineare le proporzioni monumentali dell’ambiente, oltre alla preziosità dell’apparato decorativo, ricco anche per quanto riguarda le arti applicate. Da non perdere i confessionali e il pulpito in pietre dure, capolavori dell’arte barocca, l’Assunta e l’Adorazione dei pastori del Procaccini, la Decollazione del Crespi, il coro ligneo e il bellissimo altare maggiore.

Curiosità

Ma chi è Sant’Alessandro? Lo potrete riconoscere nel bassorilievo sovrastante il portale principale che ricorda il legame tra il Santo e il luogo in cui sorge la chiesa a lui dedicata. Soldato romano nella leggendaria legione Tebea, Alessandro riuscì a scampare al massacro ordinato dall’imperatore Massimiano ma venne poi imprigionato a Milano, nelle carceri romane del Pretorio dove, secondo la tradizione, il giudice responsabile si chiamava Zebedia. Rifiutatosi di abiurare la fede cristiana, riuscì a scappare dalle carceri per essere poi ricatturato a Bergamo, dove fu condannato a morte per decapitazione, dopo un’intensa attività di evangelizzazione.