Chiesa di San Vittore di Meda


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tutte le ultime DOMENICHE del mese [MAR - OTT] (10.00 - 12.00 e 15.30 - 18.00). Visite guidate gratuite ore 10.00 – 11.00 – 15.30 – 16.30
Piazza Vittorio Veneto, 4 - Meda (MB)

Descrizione

La fondazione della chiesa risale al 1520, ad opera dalle monache del monastero di Meda, in sostituzione alla chiesa medievale non più adeguata alle esigenze della comunità. Il progetto, attribuito a Gian Giacomo Dolcebuono e al Cesariano, presenta lo schema monastico cassinese, ad aula doppia. Evidente è il legame con la Chiesa milanese di San Maurizio al Monastero maggiore, amplificato anche dall’impianto decorativo a opera di Bernardino Luini e bottega. Interessanti gli affreschi della prima cappella che narrano l’episodio di fondazione con Aimo e Vermondo assaliti dai cinghiali. Non mancano i riferimenti alla storia contemporanea del convento con il ritratto di Maria Cleofe Carcano, badessa dei primi del Cinquecento. Da non perdere la Deposizione di Cristo, con statue lignee policrome a grandezza naturale, della fine del XVI secolo. Proseguendo si possono ammirare gli affreschi dell’Adorazione dei Magi e del Battesimo di Gesù, forse i primi eseguiti e caratterizzati da una pellicola pittorica differente. Completano il panorama pittorico gli affreschi raffiguranti le Pie donne e la Deposizione di Giulio Campi e gli affreschi di Giovan Battista Crespi, detto il Cerano. L’aula delle monache è stata interamente rimaneggiata e trasformata dagli interventi dell’architetto Leopoldo Pollack nel XIX secolo, insieme a Villa Antona Traversi.

Curiosità

Sotto l’altare si conserva l’urna con le reliquie dei Santi Aimo e Vermondo, fondatori del monastero nella prima metà del secolo IX. Secondo la tradizione, mentre i due fratelli si trovavano a caccia nei boschi intorno a Meda, sarebbero stati sorpresi da un branco di cinghiali. Rifugiatisi su albero e vedendosi perduti dall’imminente cedimento della pianta, fecero voto di fondare, sul luogo, un monastero dedicato a San Vittore e di ritirarsi a condurre una vita di preghiera. Al dileguarsi dei cinghiali, Aimo e Vermondo mantennero la promessa.