Abbazia di Chiaravalle Milanese


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Via Sant'Antonio 102 , 20139 MILANO

Descrizione

Fondata nel 1135 da San Bernardo di Clairvaux, l’Abbazia di Chiaravalle è la prima fondazione bernardina in territorio italico e si è distinta fin dalle origini come centro propulsore del Comune di Milano. Punto di riferimento spirituale per i cittadini, Chiaravalle ha celermente acquisito un ruolo di eccellenza nella trasformazione del territorio attraverso opere di bonifica, canalizzazione e messa a coltura. È diventata così uno straordinario polo di innovazione agraria e la massima protagonista dello sviluppo agricolo e sociale dei territori a sud di Milano. Raggiunse il suo massimo splendore tra la metà del Duecento e la metà del Trecento: l’autorevolezza acquisita è testimoniata dalle sepolture dei rappresentanti dei Della Torre all’interno del cimitero monastico, le cui cappelle sepolcrali sono ancora oggi conservate, e dalla scelta di Ottone Visconti di ritirarsi in Chiaravalle negli ultimi anni della sua vita e qui di morire in abiti cistercensi. La seconda metà del Quattrocento, con l’istituzione della Commenda e la nomina del cardinale Ascanio Sforza ad abate commendatario, vide un nuovo periodo di grande vigore per la comunità, che beneficiò di una riforma interna che ne consolidò le consuetudini e di un rinnovato splendore artistico con il lavoro dei grandi maestri rinascimentali Bramante e Luini. La comunità monastica venne soppressa nel 1798 per opera della Repubblica Cisalpina. Divenuta parrocchia, la chiesa abbaziale venne risparmiata dalle demolizioni che invece devastarono la restante parte del monastero, distrutto per una sua cospicua parte. Per volere dell’allora arcivescovo di Milano Ildefonso Schuster finalmente nel 1952 venne richiamata una comunità cistercense a ripopolare la struttura.

Nel 2017, dopo 219 anni, la comunità monastica riunita in Capitolo poté finalmente rieleggere in maniera autonoma il proprio Abate, Dom Stefano Zanolini, che guida la comunità formata oggi da una ventina di monaci.

Chiaravalle è ancora oggi un luogo di confine e dialogo, tra città e campagna, urbanesimo e agricoltura, modernità, tradizione e culture. L’esperienza della comunità monastica cistercense, che la popola rispettando le indicazioni dell’Ora et Labora della Regola di San Benedetto, rappresenta un esempio attuale e proficuo di vita sostenibile: sobrietà, condivisione, accoglienza, ricerca dell’autosufficienza e tutela del territorio sono i principi su cui si fonda la quotidianità all’interno del monastero.